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“Un sorriso in tazza”: all’Oncologico la terapia della tisana per condividere l’ansia dell’attesa.
Nell’Istituto Giovanni Paolo II di Bari è partito a gennaio un progetto dedicato alle donne che affrontano il tumore al seno. Le volontarie hanno completato il percorso di formazione con psicologhe e medici.
Oggi “Un sorriso in tazza” non è più soltanto un’idea affidata a parole scritte nero su bianco, ma una realtà che prende forma concreta, resa possibile dal contributo, dalla fiducia e dall’entusiasmo di Mary Nardone insieme alle nostre volontarie insieme e a quelle dell’associazione “Araba Fenice”.
Un progetto nato con il desiderio di offrire un momento di coccola, di pausa e di calore umano ai pazienti e ai loro caregiver, che ogni giorno popolano sale d’attesa e ambulatori affrontando emozioni intense, complesse e spesso difficili da gestire, e ai medici e agli operatori sanitari che, con professionalità, dedizione e profonda umanità, si prendono cura delle persone.
La tisana sarà lo strumento di connessione tra il paziente e il volontario: una tazza calda capace di creare ascolto, vicinanza e condivisione, trasformando un gesto semplice in un momento di autentica relazione e sollievo.

A partire da lunedì mattina, il servizio verrà avviato nei diversi reparti e ambulatori dell’Istituto Tumori di Bari, portando con sé un piccolo gesto di attenzione e umanità all’interno dei luoghi di cura.
Le volontarie coinvolte nell’iniziativa sono una trentina e con saranno impegnate un paio di volte al giorno. Ci sarà una saletta con bollitori, teiere e infusi nel carrellino che girerà nel reparto. “Tra le volontarie ci sono ex pazienti e anche io ho avuto il tumore al seno ma cure meno invasive. Aver vissuto la stessa esperienza permette di capire e immedesimarsi in ciò che la paziente sta provando. Chiederle come sta non rappresenta l’approccio migliore, ma bisogna stabilire un contatto delicato, senza alcuna forma di invadenza, per instaurare una relazione, seppur legata al tempo di una tisana, all’insegna della fiducia e della serenità. Questa modalità comunicativa può far bene a una persona alla quale il mondo è caduto addosso, la tisana deve rappresentare una parentesi positiva e non un ulteriore elemento di disagio, durante la quale portare conforto, cercando di trasformare il momento di dolore in amore. L’auspicio è ampliare la platea dei volontari in modo intergenerazionale per offrire tisane e quindi coccole con più frequenza. I giovani potranno conoscere in modo meno asettico sentimenti ed emozioni, mentre i pensionati potrebbero compensare in modo costruttivo le giornate vuote, entrambe le categorie avrebbero un bel tornaconto migliorando la qualità della loro vita.” ha affermato la presidente dell’associazione “Araba Fenice” Annamaria Baccaro .
“Un sorriso in tazza” è incentrato sulla comunicazione idonea per avvicinarsi a chi sta affrontando la malattia, dove l’empatia è un aspetto fondamentale, è come una piccola luce accesa nelle sale d’attesa: non cambia il percorso della cura, ma rende il cammino più umano, più caldo, meno solo.





